fbpx

L’ULTIMO CONSIGLIO CHE MI SENTO DI DARTI A PROPOSITO DELLA CRISI

Nonostante sia spesso descritto come un cinico bastardo perché dico le cose come stanno senza nascondermi dietro l’ipocrisia dei buoni sentimenti, mi capita di commuovermi davanti ad alcuni film.

 

Mi succede raramente perché tendo a guardare film dove sangue e esplosioni la fanno da protagonista ma ogni tanto, per quanto la cosa non mi riempia di orgoglio, mi capita.

L’ultima volta è stata pochi giorni fa riguardando con mia moglie il film “INTERSTELLAR”.

Se non l’hai mai visto te lo consiglio, è un film di fantascienza dal carattere molto drammatico.

Un ex astronauta rimasto senza moglie si occupa dei due figli facendo l’agricoltore in una Terra che sta morendo a causa di parassiti che distruggono le coltivazioni di cereali. Il cibo a disposizione della razza umana si sta esaurendo.

Rientrato in contatto con ciò che resta della NASA, ridotta ormai ad una sorta di organizzazione segreta, viene arruolato per una missione spaziale atta a trovare un nuovo pianeta sul quale trasferire l’umanità.

Il dramma iniziale del protagonista sta nella scelta tra  il dover lasciare i due figli, soprattutto la più piccola di 11 anni, allontanandosi per anni oppure il restare non facendo nulla per salvarli.

Una volta partito però il dramma si moltiplica in modo esponenziale ed è qui che il mio animo da duro si è sciolto nella più femminile commozione.😢

Dopo alcuni anni di viaggio la squadra giunge in prossimità del pianeta prescelto e deve atterrare per recuperare un compagno arrivato lì anni prima e verificare la bontà dell’ambiente per la vita umana. La condizione di gravità e velocità del pianeta, vicino ad un buco nero, causano però una distorsione spazio temporale quantistica (capisco che sembra una cagata immensa ma il film è molto serio) per cui ogni ora trascorsa su quel pianeta corrisponde a 7 anni trascorsi sulla terra.

Immediatamente il protagonista comprende che atterrare su quel pianeta vorrà dire rivedere la sua bambina quando questa sarà ormai anziana o, forse, non rivederla più. Capisce che poche ore della sua vita saranno una vita intera dei suoi figli… la squadra progetta un atterraggio “toccata e fuga” ma qualche complicazione rallenta la faccenda e il protagonista torna sull’astronave madre dopo qualche ora…nel frattempo sono passati 25 anni terrestri, sua figlia ormai è più vecchia di lui e, per 25 anni, non ha avuto sue notizie.

Se tu hai dei figli e un’attività in proprio come me forse capirai perché mi sono commosso in quel preciso punto del film in cui il protagonista dice “Dio santo” mettendosi una mano sulla bocca.

 

Il film rende evidente in modo esponenziale  quello che noi vediamo ogni giorno: scorrere la nostra vita e la vita dei nostri figli inesorabilmente mentre passiamo le nostre giornate correndo dietro i problemi dello studio.

Raccontati pure la cazzata che quella è la tua passione e che sei ben contento di perderti la crescita dei tuoi figli e il tempo con le persone che ami per sentire le lamentele della signora Rossi che si mette il dito nel fornice dicendo che sente fastidio da quando le hai fatto l’otturazione o per correre dietro ai documenti da mandare al commercialista che devi catalogare e registrare nel fine settimana.

Addirittura ultimamente c’è qualcuno che critica me e Stefano perché parliamo di libertà finanziaria e di rendere i propri guadagni indipendenti dal proprio tempo.

Il nostro lavoro, dicono, è talmente appassionante e talmente divertente che sarà stupendo dedicare ad esso l’intera settimana fino a quando avremo 66 anni. SESSANTASEI ANNI!!!!

Considerando che la speranza di vita per gli uomini è di 76 anni. Avrai una decina d’anni di ginocchia dolenti, ernie del disco e prostata gonfia da goderti, con i tuoi figli ormai adulti che, giustamente, si faranno i cazzi loro. Un po’ meglio andrà per le lettrici in termini di aspettativa di vita e prostata assente ma il concetto è simile.

Io la vedo così: il nostro lavoro è il più bello del mondo (e non scherzo!):

  • Ci occupiamo di medicina
  • Possiamo aiutare i pazienti e risolvere i loro problemi
  • Lavoriamo con l’aria condizionata (e per chi come me ha fatto anche il bracciante agricolo questo vale molto)
  • Possiamo unire all’attività medica una divertente e entusiasmate attività imprenditoriale
  • Anche se siamo “solo “ dentisti spesso cambiamo radicalmente la qualità di vita dei nostri pazienti
  • Abbiamo la potenzialità di avere redditi decine di volte superiori al reddito medio italiano
  • Lavoriamo con tecnologie sempre nuove
  • Il nostro lavoro può essere nel suo piccolo una forma d’arte
  • Possiamo iniziare a guadagnare bene il giorno dopo la laurea senza perdere tempo in reparti dove magari vige il nepotismo
  • Etc etc

Ma questo non vuol dire che essere schiavi del lavoro più bello del mondo sia una cosa entusiasmante e lodevole. Un conto è lavorare perché questo ci da soddisfazione, un conto è lavorare perché siamo COSTRETTI a farlo fino alla veneranda età di sessantasei anni per tutto il giorno, per tutta la settimana. Spesso anche oltre visto che la pensione non sarà sufficiente a mantenere lo stile di vita sul quale la nostra famiglia si è adagiata.

Arriviamo quindi al punto 8 dell’elenco di strategie anti-covid che ho iniziato qualche settimana fa nei precedenti articoli.

 

Il punto 8 consiste nel:

8) MOLTIPLICARE IL TEMPO

Una volta che avrai imparato a moltiplicare il tempo avrai la massima libertà di scelta. Potrai usare il tempo aggiuntivo per stare con i tuoi figli, per costruirti gli addominali o per esprimere la tua passione lavorativa aiutando ancora più pazienti.

Come dice la coprotagonista di Interstellar: “dobbiamo considerare il tempo una risorsa, come cibo e ossigeno…”

Una volta che hai tanti soldi puoi aiutare i bisognosi, spaccarteli in vini pregiati, investirli nel sociale o pulirtici le chiappe. Ma non ci sono dubbi che avere più soldi sia meglio che avere pochi soldi. Idem per il tempo.

Ho visto colleghi fare cose stupende durante il periodo di lock-down imposto di recente. Riscoprire la bellezza nel controllare il proprio tempo e trascorrerlo con la propria famiglia dedicandosi ad attività ormai dimenticate.

Ovviamente sono l’unico a dirti queste cose in faccia semplicemente perché gli altri non sono capaci di moltiplicare il tempo e, non potendotelo insegnare sminuiscono il problema.

 

Ti dicono che il tuo lavoro è talmente bello che è giusto dedicarci la tua vita intera… beh raccontatelo poi quando sarai anziano e ti sarai giocato la giovinezza a fare inutili prove metallo o inutili riunioni con il personale. Tu e i tuoi figli sarete felici di ricordarvi la tua assenza da casa.

Io, che ho un cervello e due mani esattamente come te… nulla di più e nulla di meno…, al momento sto fatturando per il mio studio circa 240 k al mese lavorando tre giorni. Produco tanto quanto producono il mio socio, 6 collaboratori e 7 igienisti messi tutti insieme. E differentemente da altri chiacchieroni come me, io la qualità clinica di ciò che faccio cerco di farla vedere. Quindi penso di avere i crediti per insegnarti qualcosa sulla gestione del tempo.

E ripeto, per te che mi accusi di celolungismo, non ho nessuna qualità particolare, solo un rigido approccio nella gestione del tempo che può avere chiunque.

Ok, hai ragione, ho scritto un sacco è non ho detto nulla di pratico. Partiamo.

Ci sono cinque fasi ben precise che devi mettere in atto per imparare a moltiplicare il tuo tempo:

PRIMO STEP: eliminare tutto ciò che non è indispensabile.

Purtroppo il mondo della formazione continua ancora a propinarci la bestialità che più passaggi sono meglio perché aumentano la qualità.

FALSO!!!! Passaggi inutili ed evitabili fanno perdere tempo a te, al tuo paziente, al tuo tecnico e al tuo personale PEGGIORANDO IL RISULTATO FINALE perché introducono occasioni di errore.

Vediamo un esempio pratico. Fino a qualche anno fa nel nostro studio gli appuntamenti per la finalizzazione di una toronto in titanio composito avvitata erano:

a – Impronta e trasferimento dei parametri estetici

b – Prova montaggio

c- Prova travata in titanio

d- Prova montaggio su travata (montaggio in cera sulla travata definitiva)

e- Consegna

f – Controllo e chiusura buchi in composito

 

Con l’andare del tempo e l’osservazione critica del processo ci siamo accorti che i punti c, d ed f erano totalmente inutili. Al controllo, ad esempio, i pazienti riportavano sempre che andava tutto bene. Abbiamo quindi sospeso l’appuntamento e i buchi vengono chiusi definitivamente alla consegna dando poi direttamente appuntamento per il primo controllo di igiene a sei mesi. Se qualche raro paziente avrà qualche problema potrà chiamarci ed avere immediatamente un appuntamento

Così abbiamo anche eliminato gli appuntamenti c e d ed in soli tre appuntamenti finiamo il lavoro senza nessuna riduzione della qualità reale e con aumento importante della qualità percepita. Il mio tempo è raddoppiato. Stesso risultato, stesso fatturato, metà del tempo.

SECONDO STEP: automatizzare tutto ciò che non puoi eliminare.

Una delle automatizzazione della quali vado più fiero è quella relativa alla trasmissione dei parametri estetici al laboratorio. Tutto il processo si svolge senza mai accendere il cervello e termina in pochi minuti. Non c’è discussione non c’è nessun ragionamento particolare che spesso mette in crisi i colleghi. Solo regole ferree e standardizzate. In pochi minuti prima di prendere le impronte tutto si risolve.

Un altro bellissimo esempio di automatizzazione, oggi possibile grazie alla tecnologia, è quello relativo alla costruzione di una toronto in zirconio monolitico. Buona parte del processo di passaggio dalla prova montaggio all’ottenimento del prodotto finito è automatico e rispetto alla costruzione di una toronto in ceramica stratificata “vecchia maniera” il tempo impiegato è infinitamente minore.

TERZO STEP: delegare tutto ciò che non puoi automatizzare.

Rimaniamo sullo stesso esempio e prendiamo il passaggio relativo alla prova montaggio o alla consegna. In uno studio di alto profilo come il nostro questi passaggi, dal punto di vista intellettuale e decisionale, non possono essere delegati ad un dottorino. Il paziente pretende che sia io a garantire per la sua nuova estetica. Ma questo non vuol dire che debba occuparmi io di accogliere il paziente, salutarlo, chiacchierarlo e fare lo “svitaeavvita” che richiede la prova. Tutte queste cose saranno delegate ad un baldo giovane odontoiatra, io comparirò al punto giusto, mentre l’altro paziente sulla mai agenda primaria sta sciacquando, e vaglierò il montaggio approvandolo o chiedendo modifiche, procedura che richiede, a dire tanto, 3 minuti.

Farò la figura del professorone importante con una schiera di gente che lavora per lui e, soprattutto, otterrò lo stesso risultato che tu ottieni in un’ora di appuntamento, in 0 ore perché quel paziente nella mia agenda non compare proprio. Nonostante responsabilità, competenza ed esperienza messi in gioco siano solo i miei.

La medesima cosa avverrà per l’appuntamento di consegna.

Da 1 ora a zero ore significa moltiplicazione del tempo infinita.

E non provare neanche a pensale alla cagata dello sfruttamento dei giovani odontoiatri perché i dottorini in questione stanno imparando la protesi avanzata su impianti non solo senza pagare, ma venendo pure retribuiti. Eseguono tutte le fasi pratiche di riabilitazioni complesse osservando da vicino le fasi decisionali.

QUARTO STEP: procrastinare tutto ciò che non puoi delegare.

Questo punto è un po’ più complesso da capire perché tutti i formatori ci hanno sempre detto di non procrastinare.

Userò un altro esempio. Durante il recente lock-down, moltissimi colleghi hanno speso ore, giorni e stress nel cercare di riorganizzare i propri studi, ipotizzando quali strategie mettere in atto alla riapertura. Alcuni hanno comprato macchinari per disinfettare col vapore o filtri aspiranti potentissimi da mettere sulla faccia del paziente, altri hanno costruito teche di nylon per isolare il paziente o comprato centinaia di tute spaziali.

Noi personalmente abbiamo procrastinato attendendo le linee guida ministeriali e appena uscite ci siamo adeguati agli standard previsti da quelle. Punto. Ore se non giorni di vita guadagnati evitando spese ed elucubrazioni inutili.

QUINTO STEP: concentra tutto ciò che alla fine devi fare proprio tu.

Una volta individuate le pochissime cose che sono costretto a fare io in prima persona, le raggruppo in pochi giorni di terrore (ora sono tre ma forse presto saranno solo più due).

Se quel giorno è dedicato al lavoro allora non avrà senso iniziare alle 9 e finire alle 17 o peggio inserire dentro un’ora di pausa pranzo. Se si lavora si lavora a bestia in modo da unire, in quel tempo investito per il lavoro, tutte le attività possibili che sono proprio costretto a fare io.

Questo mi consentirà, pur concedendomi ogni settimana una vacanza di 4 giorni, di fatturare in un mese il doppio di quanto il dentista medio italiano fattura in un anno.

Ora, con il tempo che ho moltiplicato, posso fare ciò che voglio in modo da “non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto” (Henry David Thoreau)

 

Ovviamente, se lo ritieni utile, in tempi di crisi come quello di cui parliamo in questi articoli, parte di questo tempo può essere dedicato a rilanciare il tuo business o a lavorare di più per aumentare il fatturato.

Bonne chance amico mio e spero di poterti raccontare molti più dettagli se vorrai venirci a trovare ad un nostro corso.

2 pensieri su “L’ULTIMO CONSIGLIO CHE MI SENTO DI DARTI A PROPOSITO DELLA CRISI

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *